L’obiettivo che si pone è provare a percorrere una nuova via nel sistema della distribuzione alimentare e della commercializzazione dei migliori prodotti artigianali, ispirandosi a parole chiave quali sostenibilità, responsabilità e condivisione. Eataly vuole dimostrare che esiste la possibilità di offrire a un pubblico ampio cibi di alta qualità a prezzi sostenibili comunicando, al tempo stesso, i criteri produttivi, il volto e la storia di tanti produttori che costituiscono il meglio dell’enogastronomia italiana.

Il pane didascalico di Eataly
 Dal libro L'Italia dei miei stivali, di Edoardo Camurri, Rizzoli:
E' inutile menarla per le lunghe, Eataly, che si pronuncia Italy, non è soltanto uno di quei giochi di parole che meriterebbero, finalmente, di fare di tutti i pubblicitari del mondo, che sono pagati per inventare queste corbellerie, il bersaglio per il mio Coso (una specie di forchetta cucchiaio consegnata all'autore all'ingresso di Eataly Torino, febbraio 2007, ndr), ma è anche un grande centro commerciale del cibo e delle bevande di qualità. Dietro Eataly c'è Slow Food e tutta la retorica gastrointestinale che ha trasformato, in questi ultimi anni, gli italiani e la nostra spaghettifera patria in una popolazione che si riassume e che si realizza nel percorso che va dalla gola al tepore molle nelle mutande.
Quando si parla di Eataly è necessario partire dalla filosofia: sulla filosofia, e pure su un più ampio concetto di didattica, la società di diritto italiano Eataly Società a Responsabilità Limitata ha costruito le sue fortune. Il genio è Oscar Farinetti: un imprenditore originario di Alba divenuto noto per avere fondato e poi profumatamente rivenduto a una società inglese la catena di magazzini Uni Euro. Un imprenditore che passa dal venderti frigoriferi Ariston (nomen omen: in greco è "dei migliori") alla pasta di Gragnano con la duttilità e la lungimiranza dei grandi venditori.
La polemica è: quanto è morale affidarsi a slogan che puntano dritti al cuore del cliente per colpire il loro portafoglio? Parafrasando Beppe Grillo in una celebre tournée di qualche anno fa: "Antica Erboristeria, e immagini le vecchiette che lo fanno a mano, con amore, la nonnina....", poi il comico esplodeva in qualche vaffa e il pubblico rideva. Il contrasto tra ciò che evoca il messaggio e il fine ultimo dell'imprenditore: lucrare, fare soldi. Qui è uguale. Eataly vuole fare soldi, per farli invita il cliente ad assaggiare le eccellenze enogastronomiche prodotte con sentimento e animo nobile, i piatti di qualità che soltanto in famiglia - quindi al sicuro nel giusto, gli Alti Cibi come da dichiarazione programmatica addirittura parte del nome.

Così nasce la didascalica: "Noi beviamo l'acqua Taldeitali in vetro perché il vetro blablabla; noi usiamo i computer Apple perché sono i numeri uno e ci piacciono i vincenti come noi; noi usiamo la farina di Giacomo, perché è un produttore di eccellenza ed è ottimista come noi; noi ci serviamo solo dall'allevatore Gino perché amiamo la qualità totale e Gino tratta un pollo come un figlio; noi cuciniamo solo con pomodori della valle marziana; il nostro cioccolato sgorga direttamente dai ghiacciai del Rodano e viene sapientemente concato da trilaureati con guanti di cotone", come immediatamente nota l'amico - la sua prima volta - che mi accompagna a Monticello. Il pensiero è: possibile che quel genio di Oscar Farinetti riesca ad accordarsi soltanto con i migliori? Possibile che nessuno dica picche alle condizioni commerciali cui è disposto a comperare quindi distribuire i prodotti dell'eccellente piccolo produttore di capperi laggiù a Pantelleria?

Eataly di Monticello è un grande supermercato con un'isola - al centro - che è cucina e ristorante, che ha tavoli e bancone, dove puoi cenare. Sei in mezzo agli scaffali, ma sono scaffali di qualità, nulla a che vedere con il Carrefour. Si ordina alla cassa, sediamo al bancone, ci servono prelevando dalla cucina a vista, cioè a mezzo metro da noi. Una cosa che mi piace è il concetto di acqua condivisa tra i tavoli: non ordini l'acqua, le prendi, è lì in comune - come il sale e l'olio quando sei in mensa, se finisce chiedi un'altra bottiglia, insomma l'acqua non entra nella voce di spesa che lo scontrino certifica: ma non è acqua del rubinetto, è acqua sia gasata che naturale delle bottiglie Lurisia. Mi piace, ma penso: che Oscar Farinetti - come scrivono i giornali - abbia acquistato quote societarie della Lurisia è importante o non è importante? Stesso discorso per lo spazio concesso alle cantine Fontanafredda, produttore su scala industriale di cui Farinetti è diventato socio.

Prendiamo: carne cruda, gnocchetti con ratatouille, pasta di Gragnano al ragù, hamburger Giotto, stracotto con polenta (come da menù, ma la polenta è finita, le patate pure e ci portano l'insalata). Mescoliamo, cioè mangiamo in comune, assaggiamo tutto. C'è il vino venduto al bicchiere. Si mangia davvero bene: la carne cruda è ottima (l'ho al principio soltanto assaggiata dall'amico, ne ordino una ulteriore porzione tutta per me - e di solito non sono un amante del genere), il ratatouille che accompagna gli gnocchi è ottimo - come ottimo è lo gnocco in sé. La pasta soltanto è leggermente stopposa, ma pazienza: il ragù compensa. La carne è, davvero, di prima scelta.

Il cuore non lo so, il palato è molto soddisfatto, il portafoglio: qualcosa come poco più di venti euro a testa, per - in media - due portate e mezza più il bicchiere di vino e acqua - in bottiglia - a volontà. Ci sta: non è dumping, non è svendita, ma nemmeno furto. D'accordo, l'ambiente non è raccolto e non c'è intimità, ma si mangia effettivamente molto bene a un prezzo - diamo loro la soddisfazione - sostenibile. 

Da provare. Quale che sia la vostra filosofia di riferimento, quale che sia il vostro grado di ricezione degli insegnamenti, alla vostra età, quando la scuola dell'obbligo è un vecchio ricordo.

Voto: 7,75/10

Eataly
S.S. 231 civico 11
Zona Industriale 2
12052 Monticello d'Alba (CN)
Tel. 0173 592424
Orario continuato da martedi a venerdì 10-20,sabato e domenica 10-22

Sperimentato sabato 27 novembre 2010
Recensione di Marco Giacosa

Pubblicato da frittinpagella on domenica 5 dicembre 2010

4 commenti

  1. Anonimo dice:
  2. io invece ho mangiato da Eataly a New York. Supefluo dire che i prezzi sono notevolmente più alti...
    patrizio

     
  3. Riprovato a metà dicembre in quattro. Nel complesso discreto, ottima l'insalata mista. Peccato per la tagliata, per la quale cito il giudizio di Pier: "Tagliata era tagliata, sì. Sarebbe stato meglio si fossero ricordati di cuocerla..."

     
  4. Anna dice:
  5. Concordo sui giudizi dati circa la qualità della ristorazione presso l'Eataly di Monticello. Qualità medio alta, a prezzi tutto sommato ragionevoli. L'unica cosa che non mi ha soddisfatto - ma è ovviamente un parere del tutto personale - è stato il dolce. Una monoporzione di tiramisù che ho trovato francamente non all'altezza del resto del menù.
    Detto questo, per me la cucina di questo posto è promossa.

    Anna

     
  6. fAbiocignA dice:
  7. Ogni volta che vedo un post su Eataly non posso fare a meno di leggerlo più volte, al fine di capire se chi scrive è stato ipnotizzato dall'incantatore di serpenti, oppure se esiste ancora qualche giovane che è in grado di ragionare contemporanemante con palato ed intelletto. In questo caso, condivido in pieno - specie il "virgolettato" - tutto il contenuto del post. Ammetto di non aver mai provato Eataly Monticello, ma ho pluriprovato quello di Torino e sono sempre giunto alle medesime conclusioni: lo mangio da Eataly perchè è buono, pulito e giusto; oppure è buono, pulito e giusto perchè lo mangio da Eataly?. Vivo e vegeto nella Provincia Granda e sinceramente non ho mai sentito il bisogno di un "supermercato" come Eataly: il buon cibo è ricerca, cultura e passione e non mero consumo di prodotti "approvati" da qualcuno. Comprare e consumare da Eataly penso sia più uno status sociologico per gli "wannabe" del gusto piuttosto che una filosofia di pensiero. Mentre, nulla da dire sul genio del "Mercante", e non "Mecenate", come qualcuno spesso, ipnotizzato dalle sirene di SF, è portato a pensare anagrammando erroneamente il vocabolo. Con l'intento di criticare e non di distruggere, spero di non aver mancato di rispetto a nessuno. Complimenti agli autori!

     

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Marco Giacosa
Vive a Torino. Mangia per divertimento e scrive per nutrimento. O viceversa. O tutto assieme, mescolando.

Voce di Eurosport per il tennis, scrive per l'Unità, è autore ADD, contributor per Tennis Magazine. Fieramente mancino, si chiede perché i mancini debbano bere il caffè senza vedere il logo della tazzina, disponibile solo per chi impugna con la destra.

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Ieri in Sudamerica, oggi in Spagna, domani chissà. Un pezzo di Langa in giro per il pianeta, passa la vita a studiare economia per insegnarla all'università.

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Ex Eurosport, Sky TG 24, Repubblica ha lavorato a New York per un'agenzia di stampa, collaborato col Foglio e il Riformista. Si è imbarcato su un cargo per l'Africa Nera, al ritorno ha ripreso a lavorare per l'agenzia. A tempo perso.

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Doglianese di Bra, un giorno si è reso conto dell'ossimoro e quel giorno ha deciso di fare il giornalista. E lo fa.

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Giornalista a La Stampa, è mancina, ama i gatti e i bassotti.

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