A Mazan, pochi chilometri a sud Carpentras nel bel mezzo al nulla (o al tutto: si scorge il Mont Ventoux ancora sudato per la tappa del Tour, hai la campagna, la lavanda, i girasoli e le bastides di pietra, serve altro?) non c'è molto per mangiare, se non il ristorante di un albergo nel borgo storico, lo château de Mazan, del quale ho avuto una fugacissima impressione legata alla rara antipatia della signorina all'ingresso. La locandina ci informa (sono a cena con consorte) sulle medaglie del proprietario dell'Oulo, Richard Bagnol, che è "discepolo di Auguste Escoffier", un titolo che continuano a riconoscere nonostante Escoffier sia morto nel 1935 e Bagnol sia nato nel 1969. Simpatico, Richard: passa per i tavoli, ogni tanto, fa due parole, chiede se tutto va bene. Dietro il ristorante cura il suo orto: lo fa con passione e le verdure lo dimostrano.
Il suo cameriere - non me ne voglia - è la brutta copia di Patrick Swayze con accenno di mascella, occhio ceruleo, variazione francese col naso puntuto. Ha l'andazzo del croupier che pensa a priori tu sia un cliente che rompe le scatole (o bara): sguardi sospettosi, occhiate ilari. Vai a capire. A un certo punto quasi sbuffa, mentre dissimula malamente la noia dell'attesa: se hai più di una esitazione nel leggere il menu (non tutti gli italiani ricordano al volo come si dice barbabietola), alla seconda ti guarda di sbieco e bofonchia sarcastico: "Non so dirle cosa c'è in questo piatto, è una insalata".
Il ristorante è brutto. Brutta l'insegna, bruttissima. Parcheggione sulla strada. Bottiglie vuote che arredano, o vorrebbero farlo. Noi mangiamo fuori, sotto una pergola. Niente di ricercato né degno di attenzione: tavoli, sedie, tovaglie, stoviglie. All'Oulo, però, si mangia cucina tipica provenzale. Che ha i suoi perché. Ordiniamo, dopo una discreta attesa, e Swayze mi porta un bicchiere di un domain locale, del Mont Ventoux. Si cura di dirmi che è qui vicino, vicinissimo. Un assemblato di Grenache e Syrah che, scoprirò, costa cinque euro la bottiglia dal produttore (qui con cinque euro te ne versano un bicchiere). Lo dimentichi non appena l'hai deglutito: pochissima struttura, è un vinello.
Provo la salade melée con verdure dell'orto e aceto balsamico, insieme a una omelette con pomodoro fatta a mo' di rolata e tagliata a fette, accompagnata da insalata e pomodorini verdi. La verdura è di stagione e locale, di buona qualità. Portate elementari, corrette, buone.
Il piatto forte sono i ravioli di chévre e pancetta affumicata annegati in un contorno di panna e verdure. La panna rende il piatto tanto impegnativo da bloccare le mie capacità motorie. Incapace di muovermi o parlare se non a borborigmi, per i successivi venti minuti gseguo con lo sguardo i bambini di una mesta famiglia italiana (la stessa che dorme con noi alla bastide A cappella) che devastano i fiori del giardino. Assaggio l'entrecôte di maiale con una salsa alla barbabietola e poi i dolci: una è una crema brulée, l'altra la denomino "la trota" (una carta alimentare che racchiude del cioccolato tiepido, ma sembra veramente una fetta di trota in padella). Il resto sono frutti di bosco non meritevoli di menzione. Tento la carta del caffé espresso: imbevibile, al solito. La Provenza non tradisce.
Quando ce ne andiamo, essendo il servizio sonnacchioso, paghiamo direttamente alla cassa. I menu sono convenienti, anche sotto i 30 euro. Alla carta la musica cambia: i soli ravioli, per dire, ne costano 15. Quasi scandaloso lo pseudo-caffé a 2,50. Swayze non si è accorto di noi e chiede alla cameriera, scorgendo il tavolo vuoto, se "quei due" sono scappati senza pagare. Lei ci guarda, sorride, spera che non abbiamo capito. Abbiamo capito, ma facciam finta di niente. Bagnol, licenzia Swayze: poi, magari, ripassiamo.
Provato il 12 agosto 2011
Voto: 6, 25/10
Restaurant L'Oulo
500 la venue de Mormoiron
84380 Mazan
Tel. (0033) +4 90 69 87 64
www.restaurant-loulo.fr


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