È il martedì pre-natalizio. Voglia di traffico, parcheggiatori abusivi, strisce blu e locali pieni vicina allo zero. Chiediamo due chiacchiere e una pizza, in santa pace. Per una volta, rotta verso sud: superiamo le colonne d’Ercole che separano il Vecchio dal Nuovo e arriviamo in via Ozanam, a Monteverde. Per la precisione, in via Ozanam 30-32: dobbiamo cercare il numero civico su internet, dopo aver fatto su e giù per la via. Sapere che si trova su questa salita (per chi viene dal Vecchio) non è sufficiente per notare “La Gatta Mangiona”: l’ombra ha ormai avvolto la strada e, a quanto pare, anche inghiottito l’insegna (quella colorata che si vede nel sito?). L’unico segnale (luminoso) di vita, in una zona certamente non conosciuta per il fermento notturno, è quello di una pizzeria al taglio poco distante.

Entriamo. Ci accoglie Sergio Natali, uno dei proprietari della Gatta. L’impatto è buono: accogliente e spazioso, dà l’impressione di un locale curato ma ‘alla mano’. “Avete prenotato?” ci chiede. “No” rispondo. Siamo a Monteverde, è martedì, per due persone? “Ora guardo” e si aggira per i tavoli. Mi volto: il locale è in gran parte vuoto, i tavoli disponibili sono molti. “Venite” e ci fa accomodare a fianco di un uomo dall’aspetto e i modi curiosi, che indossa una tovaglia come camicia (o che mangia su una camicia come tovaglia) e tiene, accanto alla forchetta, un tubetto di crema e un flacone di gel igienizzante per le mani.
Mentre mangio (sono ormai le 21) mi accorgo che il locale è pieno: coppie di amiche che chiacchierano bevendo vino, tavoli con ragazze che si scambiano i regali natalizi, famiglie. Molte donne, nel complesso. La Gatta si è fatta conoscere, non c’è dubbio. E si giustifica così il comportamento del proprietario, che ci aveva lasciati un po’ perplessi (sempre perché siamo a Monteverde, è martedì, per due persone?). Di gatti, naturalmente, è pieno il locale: statuine, foto, quadri, peluche; mancano solo quelli in carne e ossa. Oltre al menu, ci sono i piatti del giorno alla lavagna e la pizza del mese. Da bere, noto soprattutto la ricca carta di birre artigianali: toscane, americane, belghe, abruzzesi, piemontesi, olandesi, norvegesi, francesi. Una sessantina, in tutto: peccato che molte siano accompagnate da un cerchietto segnato a penna che, come mi confermerà la cameriera, ne indicano l’assenza. Ma non sono le uniche a mancare: poco dopo l’ordinazione, sarà lo stesso Natali (‘l’esperto’ di birre) ad avvertirmi che anche la marca che ho richiesto non c’è, proponendomi un’alternativa. Mi fido del consiglio e bevo un’ottima La Chouffe, una bionda belga (otto gradi) dal gusto amaro. Mio cugino, invece, si accontenta di una Coca-Cola.

Il menu è ricco di fritti e pizze, tradizionali e sperimentali; mi incuriosiscono soprattutto gli abbinamenti pizza-vino (per esempio, la Margherita speziata con Riesling Kabinett) ma ormai ho scelto la birra. Ordiniamo una Saporita (pomodoro, mozzarella di bufala, capperi e acciughe) e una Margherita della gatta (pomodoro, fiordilatte a fette, origano e parmigiano); prima, però, mangio un supplì alla Gricia (guanciale e pecorino romano) dopo aver dato un’occhiata alla lavagna. La presentazione non è delle migliori: il supplì è piccolo e ‘balla’ nel piatto; gustoso, comunque, anche se non consiglierei la Gatta per andare a mangiare i fritti, a Roma. Le pizze, invece, sono molto buone, in stile napoletano: l’impasto è leggero e gli ingredienti sembrano davvero di ottima qualità. Unico appunto: troppe acciughe nella Saporita.

Finita la pizza, riprendo il menu in mano per un dolce: senza indugi scelgo la crema al mascarpone con Moscato di Pantelleria su letto di amaretti sbriciolati; mio cugino, per farmi compagnia, prende un ananas. Il mio dolce è divino; l’ananas, semplicemente, è un ananas: nel senso che, confessa il mio commensale, “è davvero un ananas”. Evidente, tautologico. Ma quante volte succede di mangiare un ananas in un ristorante, veramente?

Nel complesso, usciamo soddisfatti. I prezzi sono leggermente alti: alcune scelte possono far lievitare il prezzo individuale oltre i 30 euro per una cena con antipasto, pizza, birra e dolce; eccessivo il costo delle pizze più semplici (8 euro per una Marinara, nove per una Margherita). Il sapore della cena, però, mi resta piacevolmente in bocca nel prosieguo della serata. E questo dovrebbe bastare più di qualsiasi voto. Il mio, comunque, è 7,25/10.
provato il 20 dicembre 2011
di Patrizio Cairoli 

La Gatta Mangiona
Ristorante
/Pizzeria
Via F. Ozanam, 30-32
00152 Roma
tel: 06/5346702
www.lagattamangiona.com
Aperto dalle 19:45 alle 23:30
Lunedì chiuso



Pubblicato da frittinpagella on domenica 8 gennaio 2012

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