Il posto, inteso come quartiere, è un postaccio. Quartiere Ortica: chi è di Milano racconta che le suggestioni di Enzo Jannacci (Il palo della banda dell'Ortica) non erano invenzioni. Del resto neppure oggi, nel 2012, via Corelli ricalca esattamente il cliché del viale dello struscio. Anche se "spari grida e botte" non sono più all'ordine del giorno. Da non troppo tempo ha aperto, seminascosto al passaggio motorizzato, il ristorante Antica Trattoria Galeria. E i postacci li adoro, se trovi la taverna defilata che ti stupisce e ti fa sentire nella Milano calibro 9
In un ambiente che sa di tipico milanese, non artefatto, si offre la cucina tipica milanese con contaminazioni assortite del nord (il lardo valdostano di Arnad, lo strudel; tocco di esotico con il beef argentino). La tavolata è di giornalisti: detesto la categoria cene-dei-colleghi (invero anche la categoria, per come s'è ridotta, dei giornalisti) ma questa era una cena-di-amici o comunque di persone che si sono incontrate, sì, per lavoro ma che - vivaddio! - hanno il piacere di trascorrere una serata insieme, approfittando di Milano che talvolta calamita le vite di tutti quanti negli stessi metri quadrati. 

Ghilda, Michela, Valentina, Federico (non io), Patrizio e Marco sono i commensali, presto scelto il mio menu. Si apre con i mondeghini,  ricetta tradizionale meneghina che affonda le sue ragioni d'essere nella povertà: sono polpettine nate come espediente per non buttare via gli avanzi. Carne, pangrattato, grana: molto saporite. Meno il contorno verde, che poteva essere un po' più curato. Il primo è un cestino di grana che ospita un risotto mantecato con formaggio fresco e carciofi. Lo mangio con gusto (e appetito sovrumano, ho saltato il pranzo per esigenze lavorative) benché la scelta di accompagnare la cena con un vino della casa, dettata dal tentativo di ricreare in tutto l'atmosfera da taverna di periferia, sia stata un fallimento: una bonarda, o parente stretta, che già mi è simpatica come una stivalata sui denti quando è fatta bene, è invece di bassa qualità. La carta dei vini c'è ma è molto smilza, nessuna etichetta per cui far salamelecchi.
Largo al secondo: l'aggettivo va a braccetto con una generosissima cotoletta orecchio di elefante e ossicino, nella miglior tradizione milanese. Irreprensibile, a differenza delle patate non entusiasmanti.
L'abbuffata mi convince a desistere dal proposito del dolce, che assaggio da Ghilda: un cucchiaino di tiramisù. Sì, ci siamo.

Con 35 euro si mangia con soddisfazione; l'apparecchiatura esterna suggerisce tavolate estive piacevoli, a dispetto dell'ambiente circostante buono per i racconti di Colaprico e Scerbanenco ma obiettivamente non allettante (un'officina, un parcheggio, la tangenziale che passa dietro le case). Ah: chiediamo il conto e ci portano in tavola il famigerato preconto. Ennò, non va bene. Il preconto è un sosia dello scontrino fiscale ma è nato per esigenze amministrative interne al gestore, non ha alcun valore fiscale, non ci si pagano su le tasse. Solo che quasi tutti i clienti dei locali non se ne accorgono. Un consiglio: pagare il più possibile con il bancomat e chiedere sempre a tutti la ricevuta o la fattura. Come abbiamo fatto noi.

voto: 7/10 (meno 0,5 per il preconto, concesso il beneficio del dubbio)
provato il 23 gennaio 2012
di Federico Ferrero

Ristorante Antica Trattoria Galeria
Via Corelli 27
20134 Milano
Tel. 02 3707 4142
www.galeriaanticatrattoria.it

Pubblicato da frittinpagella on martedì 24 gennaio 2012

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